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Arte nel Rumore Vol.V La Femminilizzazione del mondo (oz079- Dicember 01 2013)

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Arte nel Rumore Vol.V La Femminilizzazione del mondo (oz079- Dicember 01 2013)




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Cd-r+booklet (only italian language) -ltd. edition 50 hand-numbered copies.
Labels: ozky e-sound and Arte nel Rumore
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cover Cosimo Miorelli ■ www.cosimomiorelli.com

artwork XxeNa ■ dbpitxxena.altervista.org

photos live in Rome





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La Piave è detto anche "Fiume Sacro alla Patria", per le note vicende che lo legano alle "imprese" militari della Grande Guerra. Ma La Piave, come suggerisce l'articolo, era un fiume femmina, e il "Fiume Sacro alla Patria" non può essere certamente femmina! Così si è deciso una mascolizzazione forzata del fiume, e alla patria hanno donato il Piave!
Con La Femminilizzazione del Mondo, Arte nel Rumore, ha stimolato 11 artiste ad esplorare un tema di primaria importanza.
L'arte non è mai risolutiva, il suo compito è sperimentare cambiamenti nella mente, al fine di creare nuove adattabilità.
La voracità  con cui stiamo uccidendo noi stessi e questo pianeta, è la diretta conseguenza di una eccessiva deriva maschilista delle nostre società. La violenza, e quindi la guerra, la sistematica distruzione del pianeta per assecondare il mercato, la sempre più invadente ed intollerabile violenza planetaria contro la fisicità del femminile, sono tutti tipici attributi dell'esondamento del maschile.
Personalmente mi piace spostare questa riflessione verso i Principi, quindi su un piano metafisico.
Lo Yin e lo Yang, per esempio, esprimono molto bene cosa significa pensare al femminile e al maschile in termini metafisici. All'inizio era Wu Chi, l'indifferenziato, poi si generò lo Yin e lo Yang, i due opposti, e per stare bene in questo mondo è necessario seguire il Tâhi Chi, cioè il perfetto equilibrio tra questi due principi opposti, in altre parole l'Androgino della nostra cultura.
Il simbolo del Tao ci mostra in modo chiaro tutto ciò che governa l'infinito Universo, ogni parte partecipa dei due principi, non esiste mai solo maschile o solo femminile, questi elementi sono in continua compenetrazione, l'equilibro è nella perfetta divisione tra lo Yin e lo Yang.
Per tendere verso questo equilibrio dobbiamo portare una forte dose di femminilizzazione nel mondo. Questo sarà  possibile solo se, come è stato fatto in questo lavoro, ci sarà  lo sforzo di riflettere sul più profondo significato di una tale femminilizzazione.
Ringrazio tutte le artiste che hanno contribuito a realizzare questo Volume V di Arte nel Rumore.
Un ringraziamento particolare va ad Arianna / Xxena, senza la quale questo progetto non avrebbe preso forma.

Buon Ascolto!

Massimo Croce








Progetto molto curato e lineare nella sua illuminante integrità, "Feminilizzazione del Mondo"; vuole essere un manifesto femminile del desiderio legittimo di ogni donna di potersi esprimere anche nei sentieri inerpicabili dello sperimentalismo più puro e incontaminato. Denso di accattivante emotività, il lavoro si snoda attraverso 11 tracce composte da 11 artiste dell'area post-rumoristica più radicale ed intelligente, iniziando dalla disperazione emozionale di Xxena, continuando con la desolazione cosmica di Ioioi, proseguendo con la Babele salmodiante di Le Crudeltà Barocche, e poi che dire della pulsante leziosità di Antonella Bukovaz? Si prosegue con la caotica incisività di Alessandra Ballarini, e poi con la cascata modulatoria di 19Q, ed inoltre le vibrazioni disarmoniche di Tiziana Lo Conte fanno da preludio all'onirica celebrazione di Akamoi, fino al perdurare dell'etereo primitivismo di Monologue, passando attraverso il sincretismo neurotico di Jonida Prifti, fino ad approdare all'ultimo brano, una cacofonia transgenica firmata Helena Velena. In conclusione, un progetto molto significativo e di spessore che dà lustro alla genuina emozionalità dell'universo femminile, troppo spesso sottovalutata dal meccanicismo cerebrale del maschilismo più bieco e becero.



Maurizio Bianchi


Artisti Vari: "Femminilizzazione del Mondo".



01. Leda in my skies | XxeNa

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DEDICA
Il ricordo di una donna a me molto cara, nata in tempi in cui ancor più il mondo era degli uomini, mi ha guidata in questo lavoro.
Una donna minuta ma tenace, estremamente dolce e anche un po’ testarda, capace di mille arti, sacrificate per colpa di una società già vecchia e limitante, in cui lei stessa si imprigionò (in)consapevolmente.
Una donna che mi insegnò a cavarmela e che sono certa avrebbe saputo districarsi anche in quest’epoca così confusa…
Dedico proprio a lei il mio contributo a questo progetto, anche se sono sicura che ascoltando il mio brano si sarebbe immediatamente tappata le orecchie e avrebbe fatto una smorfia indimenticabile!
Nonostante tutto mi avrebbe amata… incondizionatamente!
Leda in my skies!

RIFLESSIONE

Manifesto Cyborg di Donna Haraway è il libro che mi è venuto mille volte in mente in questo periodo.
Laddove tutto è stato sempre impostato sul dualismo uomo/donna - corpo/mente, facendo sì che uno di questi elementi predominasse sull’altro, ad un certo punto comparve la figura del cyborg… né maschio né femmina, né macchina né uomo… una specie di metafora della condizione umana.
Frutto della fantascienza o sempre più realtà?
Probabilmente il maschio (inteso come “genere culturale”), si sta veramente estinguendo mentre la donna sta sviluppando grandi capacità di adattamento in una società estremamente mediatizzata. Ma in che modo sta avvenendo tutto questo?
Personalmente noto nei miei simili forti stati confusionali, scambi di ruolo talvolta esasperati o esasperanti!
Mi piacerebbe molto riuscire a immaginare un futuro “femminilizzato”… ma esattamente da chi?
Per molti anni qualcuno ha lavorato all’involuzione e alla confusione delle menti... ottenendo ottimi risultati! Sarà mai possibile questa rivoluzione?

SUGGERIMENTO

L’estinzione della specie umana… direi che ce la possiamo fare!

XxeNa





02. Vortice Sud | IOIOI

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La femminilizzazione ha il sapore di un vento cosmico che arriva da lontano nel tempo e nello spazio, è dolce e senza forma, non ha nulla di mondano e sarà una sorpresa per chi incarnerà ancora vita...

IOIOI






03. Violenza della ragione e molli intelletti | Le Crudeltà Barocche

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Ci sono luoghi che non si possono parlare, se non con l’arte. E luoghi dei quali neanche l’arte può parlare, se non abitandoli. E nelle zone d’ombra, umide di sangue, anche il solo abitare è rigettato. Non c’è spazio, in certi luoghi e in certe ore, che per il fluire del grado dell’arte, la musica, disarticolata nei suoi elementi più semplici e puri, i rumori. Connessioni armoniche, accenni melodici si spezzano nella nostra identità primordiale, che urlando isterica pretende i colpi del martello, del fabbro rozzo e zoppo che produce colpi sconnessi nel fuoco degli inferi.
Eppure, ci possiamo provare a dire quel femminile che per forza ci volete azzeccare addosso, come una colla nera, pece per la vostra maledetta Ragione. Uomini, che credete di poter analizzare la scintilla primigenia, avete anche bisogno di nominare il nostro utero, attribuendogli magiche proprietà storico-sociologiche. E neanche vi accorgete che i tempi cambiano, che la nostra Isteria è attraversata da un secolo breve ma intenso come un terremoto, del quale neanche vi siete accorti.
Il femminile è una vostra invenzione, come il maschile, perché al mondo altro non esistono se non flussi ininterrotti di soggettivazioni, in cui noi
possiamo, o certo noi sì, inventarci ogni giorno di nuovo. Femminile, maschile, quale ribrezzo queste parole mortifere che evocano secoli di stragi, di roghi e di percosse, millenni di dominio, ribrezzo e ancora ribrezzo a fronte della libertà di inventare il Sesso ogni giorno, ad ogni nascita un simbolo nuovo. Biforcazioni inedite, scagliate non contro Maschio, non contro la Femmina, ma contro la stanca ottusità deprimente delle abitudini criminali che attraversano la Volontà di potenza dei già Potenti. Strutturano il potere, le vostre grigie sessualità, e noi vogliamo destrutturare una volte per tutte i vostri cervelli oziosi! E no, invece no, mi guardo allo specchio e miei capelli mi parlano dei sogni di una bambina, dei capricci dei miei ricci, delle spazzole che mi avrebbero fatto assomigliare alle principesse delle favole. È così che ci hanno cresciuto, e questi miti mi attraversano e prendono la forma del brivido e della lacrima. E le mani del maschio, che mi cingono i fianchi, mi parlano del principe, sul suo cavallo, del potere e dell’eleganza virile, e mi bagnano al di là di ogni difesa e di ogni accusa.
Fino a questo punto siamo schiavi, e siamo schiave, di quell’immaginario che dolcemente ci è stato iniettato nelle vene, come una ninna nanna, come un dolce sogno, infranto contro le rughe che indifferenti mi solcano il viso. E il corpo che ogni giorno si allontana da quei sogni, tanto più decrepito tanto più nostalgico di quella soglia che separa la mia mancanza dal suo fallo. Il nostro sesso, è quello che manca, la mancanza è la forma più sofisticata nella quale siete riusciti a pensare i nostri spaventosi mulinelli di acque e sogni oscuri. Ma noi, che invecchiamo in questi anni, moriremo con i sogni dei castelli e dei cavalli e dei loro sessi eretti, e della loro dolcezza sicura, negli occhi, e con la cieca speranza nel cuore.
Voi, che nascete in questi anni, vi prego, bruciate quei sogni prima che vi mangino l’anima! Sono ingordi e non conoscono ragione, non ascoltano il lamento, impietosi vi formano e poi vi disfanno anima e corpo come cancri silenti! Rigettateli e partite dal vuoto, voi che nascete in questi anni.
Inventate. Libere. I flussi della soggettivazione sessuale sono infiniti, e infinitamente potenti. Noi, abbiamo perso, e non ci resta che aspettare,
chiudere gli occhi, e sorridere a quell’azzurro che avremmo potuto desiderare, e alle bambole che avremmo voluto essere. Per sempre…

Le Crudeltà Barocche






04. Tutto sbagliato | Antonella Bukovaz

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Tutto sbagliato!




“Prima di tutto io sono di natura molto allegra, molto gaia, divento serio in certe occasioni come questa, semi ufficiali che mi imbarazza un po’. Poi non è affatto vero che io non credo nel progresso. Io credo nel progresso che vuole la creazione di beni necessari. Non credo nello sviluppo, e nella fattispecie in questo sviluppo che vuole la produzione intensa disperata ansiosa smaniosa di beni superflui. Ed è questo sviluppo semmai che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste quasi tragica, appunto perché non sono un sociologo, un professore, ma faccio un mestiere molto strano, che è quello dello scrittore... Sono direttamente interessato a quelli che sono i cambiamenti storici. Cioè io tutte le sere, tutte le notti, la mia vita consiste nell’avere rapporti diretti, immediati con tutta questa gente che io vedo che sta cambiando. Quindi questo fa parte della mia vita intima, della mia vita privata, della mia vita quotidiana, è un problema mio”.

Pier Paolo Pasolini

testo estrapolato dalla trasmissione televisiva Controcampo del 19 ottobre 1974.

Ho trovato nelle parole di Pasolini un luogo dove “ripararmi” e da dove lanciare le sue/mie/nostre parole... Ho scelto questo stralcio perché esprime un pensiero politico e lancia un messaggio culturale forte, chiaro, sicuro e morbido al tempo stesso, forse semplicemente logico e di buon senso, femminile e maschile a un tempo. Mi ha guidato l’amore di Pasolini per la madre. Per lui questo amore fu archetipo amoroso del mondo; non in senso sentimentale, bensì in senso politico!
E poi, durante le sue parole, ho anche immaginato la voce per questo lavoro.
La voce di Michele, 8 anni. La voce di un uomo del futuro intrecciata alla mia a raccontare il miglior futuro possibile durante un battere che non è un ritmo ordinato ma colpi inferti al tempo.

Antonella Bukovaz





05. Yes-Consciousness! No-Dom! | Alessandra Ballarini


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Volere il cambiamento del concetto di avere cura è il primo passo verso una rivoluzione sociale: avere cura può essere sia un atto femminile che maschile, al di là della potenzialità biologica della gravidanza. Sì, perché in quest’ambito, secondo la mia opinione, non si tratta di essere o non essere capaci di portare in grembo, ma di volontà e coraggio.
Anche una madre può in qualche modo, con le cure materne istintive e socialmente prestabilite, procurare un effetto contrario in materia di amore.
Penso ci sia la capacità, ora sotterranea, di interscambiare i ruoli per quanto riguarda la cura e la capacità di ascolto.
Essere maschio o femmina può essere una scelta permanente o provvisoria sia nel proprio corpo che in un corpo trasformato. Quindi il concetto di dominio del genere femminile lo ritengo un’idea utopica e ingenua. Chi pensa che il far governare donne, solo perché femmine, sia un’azione portatrice di cambiamento positivo non mette in conto il fatto che chi vuole raggiungere un dominio ambisce ad essere potente e mette in atto le dinamiche solite di competizione.
La pratica dell’ascolto reciproco e del rispetto di regole condivise da simili può essere una reale rivoluzione sociale in cui non dover raccomandarsi ad alcuna autorità per ridare fiducia a dinamiche di solidarietà.
Non più condottieri, cavalieri, eroi, salvatori (penso a Evita Peron come caso femminile), ma gruppi di individui (senza privilegio di età, genere o altro) dove chi ha più esperienza del mondo possa consigliare o dare aiuto alla comunità di appartenenza per ampliarne la conoscenza e quindi il benessere.

Alessandra Ballarini





06. Custard Cream | 19Q


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Femmine come crema
pasticcera che ricopre
il mondo di delizia
e pericolo.

19Q






07. S.Elettropak | Tiziana Lo Conte


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“La donna selvaggia porta tutto ciò di cui una donna ha bisogno per essere e sapere. Porta il medicamento per tutto. Porta storie e sogni e parole e canzoni e segni e simboli. Riunirsi alla natura selvaggia significa fissare il territorio, trovare il proprio branco, stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo, parlare e agire per proprio conto, in prima persona, rifarsi ai poteri femminili innati dell’intuito e della percezione, riprendere i propri cicli.
La donna selvaggia è intuito, veggenza, colei che sa ascoltare. Lei è idee, sentimenti, impulsi, memoria. E’ colei da cui andiamo a casa. E’ quello che ci fa andare avanti quando pensiamo di essere finite. Lascia impronte ovunque ci sia una donna che è terreno fertile. Vive in un mondo lontano che a forza si apre un varco verso il nostro mondo”.

da Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés.

Tiziana Lo Conte










08. Haiku | Akamoi

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Mangiando pesche
fumando sigarette
viaggio da sola...

Hoshino Tatsuko

Akamoi









09. Lilith | MonoLogue




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“esprimersi a suoni. senza l’obbligo di dover tradurre qualcosa in altre lingue. nessun fonema espanso. nessuna frase musicale che possa portare con sè obblighi di alcun tipo. come invece porta il linguaggio. mentre parliamo siamo pieni di obblighi. il nostro cervello li sente. il nostro corpo li percepisce. e non sappiamo cosa farcene e come rapportarci con loro. quantità. qualità. direzioni. generi. ogni sforzo è un precipizio che ci porta a cascare dentro un altro burrone più grande ancora. ogni condizione obbligata è un foglio di via che ci obbliga soltanto a disegnarci voli sempre più stretti. le etichette delle marmellate sono più gentili.”

MonoLogue



10. Sei fuga | Jonida Prifti


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Si sogna senza luce in petto, urla con le corde a pezzi
e il mare si muove sempre fino a far venire il mal di testa

come una nave in preda alle onde lascio scorrere il cielo
due ballerine di polvere rimangono sdraiate
la terra gira senza ali
memorie di panna cotta si lasciano mangiare
i lupi in cerchio a sudare
cortine sedotte dal potere
sugna nelle pance

dita blu in fiore
lame sottili
sangue in pancia
sei fuga.

Jonida Prifti


11. Benzodiazepine Purgatorium | Helena Velena “Tenerissimo Bagno di Sangue”


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photo courtesy of 365D www.365d.it










35 anni fa un badge rosa sul vestito rosa di Wayne County non ancora Jayne, recava la scritta “The Future is Female”.
Oh yeah baby, ora se vogliamo che ciò sia, serviranno più donne chitarriste black metal, pilote di caccia da combattimento, scrittrici di SF postapocalittica, fisiche nucleari, coders & biologhe, guerrigliere per una causa necessaria, & felici di essere sexy in minigonna & tacchi a spillo, MA... Servono anche uomini in reggicalze & calze a rete gialle, pure sulle gambe pelose & tutto ciò che ne consegue. Perchè la violenza & il femminicidio nascono dalla differenziazione sessuale socialmente normata & autoimposta dei maschi maschili rasati & guai se sembro gay & delle eteromogli autosottomesse, entramb* a ruoli funzionali al controllo ma non al bisogno di essere (aargh). Femminilizzare il reale/futuro significa transgenderizzarlo, sex/uarlo, sexurlarlo & universalmente sexyzzarlo, a partire dal corpo, proprio & altrui, pure in reggicalze...

Helena Velena “Tenerissimo Bagno di Sangue”



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